Rabbia. Il primo sentimento che salta
su è la rabbia. Rabbia per 24 condanne, rabbia per 10 di esse
che sono pesantissime (dai 6 agli 11 anni), rabbia per tutte le
menzogne, per i commenti dei politici che si ritengono soddisfatti
delle condanne, rabbia per i politici che dicono che sono ingiuste
perchè di mezzo ci sono finiti chi non ha devastato la città
ma chi ha manifestato pacificamente, continuando ad alimentare il
circolo vizioso della dictomia violenza/non violenza e della paranoia
dell'infiltrato anarchico cattivo e provocatore. Rabbia perché
se avessi avuto qualche anno in più avrei rischiato di
rimanerci dentro anche io in quella storia. Rabbia per come i
giornalisti trattano certi argomenti, rabbia perché non
giungono mai al nocciolo della questione. Ovvero che si rischiano 11
anni di galera per una molotov contro un portone del carcere, o che
si rischia di morire per aver voluto manifestare e difendere il
proprio diritto a farlo, che la nostra rcchezza si basa sul nostro
stesso sfruttamento e sulla schiavitù mentale (emancipate
yourself from mental slavery cantava un mai abbastanza compianto
musicista) e sullo sfruttamento ben più pesante di miliardi di
altre persone. Rabbia per come molte persone siano cieche davanti a
quello che accade e non vogliano guardare neanche quando le informi.
Ma d'altra parte se spacchi una vetrina sei un criminale, se la banca
che possiede quella vetrina traffica in armi si dice che gli affari
sono affari.
E se gli dici questo ti dicono che sei
il solito noglobal violento. Quando indichi la luna con il dito lo
stolto guarda il dito. Rabbia.
Poi cerchi di analizzare la cosa
freddamente, a mente lucida, e capisci che è stato creato un
precedente giudiziario gravissimo, un precedente che apre le porte a
possibilità di repressione spaventose (la sentenza deve ancora
passare in giudicato, ma ho scarse speranze). E a quel punto entra
la paranoia, perché anche tu ti sei trovato coinvolto in
situazioni simili e non sai ancora come andranno a finire, perché
dei tuoi amici si sono fatti il gabbio per l'undici marzo, perché
altri hanno rischiato la pelle a Genova. Paranoia, rabbia. Odio. Odio
per gli sbirri bastardi che svolgevano le cariche con i blindati e
che neanche sono stati riconosciuti, odio per gli sbirri che
massacrano i tuoi compagni, che devastano il mediacenter, odio per
gli otto bastardi, odio per le banche e i negozi.
E poi quel sentimento di impotenza che
pervade il tuo agire politico: avresti voglia di spaccare tutto, di
prendere a calci Sgobio del Pdci e la Bertolini di Fi, di prendere
il mondo e rovesciarlo come un calzino, di uscire per strada e
gridare quanto faccia schifo questo sistema, gridare il tuo odio, di
gridare il tuo amore per qualcosa di diverso. E non puoi. Perché
se lo fai vieni incarcerato, ucciso, massacrato, denunciato. Non puoi
sopratutto perché la massa non ti segue. E allora ti viene
voglia di andartene in una comune anarchica in campagna. Ma sarebbe
la soluzione? Secondo me no.
Forse dovremmo rivedere le modalità
di manifestare, forse dovremmo rivedere il nostro concetto di
“movimento”, il nostro modo di comunicare con altre realtà
politiche. Ma intanto 24 persone hanno la loro vita devastata per
aver voluto opporsi ad un sistema di merda.
Vaffanculo, sbirri, giudici, politici,
banchieri, industriali. Vafanculo. Non so neanche cosa augurarvi, ma
in ogni caso spero che arriverà il giorno in cui, voi,
maledetti bastardi la pagherete, cara e tutta per riesumare un
vecchio slogan. E spero che quel giorno sia oggi.
Ma magari non sarà neanche così. L'escatologia fotte sempre. Probabilmente cambieranno solo i padroni, ma il sistema rimarrà quello. E allora, forse, mi ritirerò in campagna, perchè la lontanza è l'unica vendetta, è l'unico perdono. Oppure succederà qualcosa e riusciremo a spazzare via questa merda. Speriamo.
comunicato di supporto legale sulle condanne
notizia delle condanne data da supporto legale